domenica 9 febbraio 2014

Andrè

Me lo sono ritrovato davanti quasi senza accorgermene ed è stato come se il mio cuore, morto, rinsecchito ed immobile da secoli, venisse infuso di nuova linfa vitale e per un attimo, solo un attimo, emettesse un unico, potente e devastante battito.

Ho avuto paura potesse accorgersene.
Ho temuto potesse essere vero.
Chiaramente, poi mi sono resa conto che era assurdo.

Eccolo lì, comodamente adagiato sul mio divano di tessuto colo vinaccia, tutto nero e bianco, un contrasto perfetto,  (narcisista lo è sempre stato e sono sicurissima che la scelta di dove appoggiarsi non sia stata casuale) una gioia sublime per gli occhi (odio il risveglio ormonale che segue sempre alle sue apparizioni) ed un calcio di quelli belli forti alla mia serenità mentale.

Sono stata avvisata dalla mia governante del suo arrivo, un paio d'ore dopo il tramonto quando me ne stavo, gioiosamente e beatamente, a mollo nella mia vasca da bagno fra le bollicine dell'idromassaggio, il profumo di vaniglia del mio olio da bagno e la luce delle candele lungo tutto il bordo vasca, la mia versione della beatitudine domestica, insomma.
La prima reazione è stata un'odiosa, davvero odiosa, gioia smodata. La giovane e stupida ragazzina in me ha fatto le capriole, la ola, le capriole e persino uno stupidissimo balletto della felicità. Per fortuna, e a difesa della mia dignità, posso dire che è stata soppiantata, ben presto, dalla rabbia. Poi, con calma, sono arrivate l'ansia, la paura, l'aggressività, il rimpianto, eccetera eccetera, il tutto nel giro di un minuto.
Mi sono concessa altri due minuti per uscire dalla vasca, asciugarmi alla bene meglio ed avvolgermi in una vestaglia rossa (avrei voluto la seta ma, ancora umidina, sarebbe stato un disastro, quindi ho optato per il velluto) Ho sciolto i capelli, riattivato la circolazione per acquistare un colorito roseo e sono andata ad affrontarlo.

Ed eccolo lì, Andrè, il mio dolce paparino.

Si, odia lo chiami paparino, tecnicamente è il mio sire, colui che mi ha resa vampira. Sorvolerei sul fatto che è stato anche il mio primo, grande e devastante amore.

Andrè, ora vuole farsi chiamare così, mi osserva lentamente, squadrandomi da capo a piedi e viceversa, con inesorabile lentezza.
Quello sguardo, un tempo, mi avrebbe terrorizzata, gettata nella confusione più profonda e inchiodata al pavimento.
Una volta, quando era tutto il mio universo... una volta, appunto.
Mi lascio ammirare, limitandomi a lanciarci una rapida occhiata di controllo generale, ed eccolo lì, bello da far male: alto, fisico equilibrato formato da fasci di muscoli definiti ma non ingombranti, capelli neri, leggermente ondulati, occhi neri come l'onice, grandi, un po' a mandorla. Ed eccolo lì, il naso dritto e perfetto, la bocca carnosa che mi provoca sempre pensieri molto poco casti... Andrè, semplicemente, con tutto il carico di devastazione della mia esistenza che si porta dietro.

Inspiro a fondo, come se ancora potessi farlo davvero, e sfodero il mio miglior sorriso da venditrice. Ondeggio lentamente verso di lui, passo studiatamente lento, studiatamente sexy, inchiodando gli occhi nei suoi. Quando arrivo abbastanza vicino, mi piego sulle ginocchia, lasciando che la vestaglia mi si apra intorno come una macchia di sangue (nulla è casuale!), mi scosto i capelli e gli offro il collo perchè è così che si fa, con il proprio sire, anche se lo odi: ti sottometti e gli fai capire che sai benissimo che tu esisti grazie a lui e continui a farlo perchè lui te lo concede. E' così, e basta.

Il bastardo sorride, compiaciuto, e si avvicina, lentamente, permettendomi di inebriarmi nel suo profumo, caldo, mascolino ed avvolgente come una coperta, di pregustare quel che sta per accadere (è sempre la ragazzina romantica quella che predomina in questi momenti di crisi ormonale, la detesto, davvero!) fino a quando, leggero come un alito di vento, mi posa le labbra sul collo, sulla pelle sopra la carotide, in un bacio delicato che manda in tilt tutte le mie terminazioni nervose.
Non posso farci nulla, è più forte di me e della mia ragione: lui mi fa questo effetto, sempre, e continua a farmelo nonostante tutto il nostro passato.

Ho domandato ad alcune amiche, per capire se anche per loro il contatto con il loro sire fosse così "intimo" ma no, a quanto pare non è a causa del legame che il mio corpo grida "prendimi, sono tua", ogni volta che mi sfiora.
Stupida Lussien, stupida, stupida, stupida.
E debole.
Non è necessario, comunque, che lui lo sappia.

Mantengo il mio contegno (o almeno spero di averlo mantenuto) e lo lascio fare, non posso davvero fare altrimenti. Lui, manco a dirlo, indugia più del necessario, per il semplice piacere di torturarmi, suppongo e, quando infine interrompe il contatto fra le sue labbra ed il mio collo, il sollievo arriva insieme ad una forte fitta di delusione.
Lui si risiede, io mi rialzo e mi ricompongo prima di, finalmente, tirar fuori la voce.

"Andrè, la tua visita mi onora e mi riempie di gioia"
attacco col mio miglior sorriso... temo sia un po' tirato però.
"Cosa ti porta da me dopo... quanti sono, sessant'anni?"
Brutto bastardo maledetto, penso fra me e me.
Lui mi guarda, sorride, allunga la mano verso la mia e, senza che mi accorga esattamente come sia successo, mi ritrovo avvinghiata a lui ad essere felice di non dover respirare.
Ci baciamo come se volessimo succhiarci l'anima a vicenda, ci tocchiamo, ci stringiamo, la mia vestaglia di velluto sparisce ad una velocità imbarazzante e... si, ok, ci accoppiamo selvaggiamente sul divano senza che lui abbia detto una sola parola.
E' dannatamente imbarazzante.
Magnifico, ma imbarazzante.
Nemmeno un animale cede così agli istinti e poi io lo detesto... mmm.... quel giochino con la lingua è davvero sleale... oddei tutti, di nuovo....

Finisce che lo devo ospitare nel mio letto perchè l'alba è alle porte e ancora non ho sentito la sua voce. Continuiamo a baciarci e a fare l'amore come due disperati ed io non posso fare a meno di aggrapparmi alla diffidenza per non lasciarmi trascinare via, completamente, dalla passione, dal desiderio e... oh diamine, dall'amore.

Mi dà tregua solo quando, finalmente, si addormenta, e anch'io sento il peso dell'alba incombere come un macigno.
Domani notte dobbiamo parlare, assolutamente, dovrei avere una cintura di castità da qualche parte e... oh, eccola, l'alba è arrivata.

Muoio.

sabato 28 dicembre 2013

Auguri ^-^

In ritardo per il "Buon Natale" ed in anticipo per il "Buon Anno", facciamo una via di mezzo: Buone feste!

domenica 17 novembre 2013

Ricordi

E' come cadere, una caduta continua dentro me stessa, inarrestabile.
E' come se il dolore diventasse, alla fine, confortante, qualcosa che conosco e che mi tiene al sicuro.
A volte credo di cercare le situazioni che più mi faranno male perchè non sono capace di essere felice ma sono bravissima a stare male, so come si fa, come funziona, sono processi ripetuti talmente tante volte che hanno una sorta di sicurezza, come la strada verso casa che si può percorrere ad occhi chiusi.

So esattamente quando è successo, quando ho deciso che non mi sarei più consentita di essere felice.

Erano i primi anni dell'800 e io vivevo, in quel periodo, in Francia.
Quella notte la battaglia era stata particolarmente cruenta, io e i miei alleati avevamo combattuto contro un gruppo di vampiri rinnegati ed io avevi riportato diversi danni.
Ero a Cannes, su una spiaggia, stesa a terra quasi incapace di muovermi, ricoperta del sangue mio e dei miei nemici e l'alba si avvicinava inesorabilmente.
Ricordo ancora il profumo del suo sangue che il vento mi portò sino alle nari, un'odore dolce ma non stucchevole, con una punta acida, simile al limone ma il sangue non ha odori che assomigliano nemmeno lontanamente a quelli del cibo.
Ero debole, affamata, e quell'odore di sangue umano richiamò la bestia che è in me, la mia parte più pura e selvaggia, quella che pensa solo a sopravvivere a qualsiasi costo.
Ricordo ancora la sensazione di non poter controllare il mio corpo che si mosse in preda ad una volontà propria, facendomi scattare in piedi e cercare la preda. Io, predatrice, io ombra nel buio di una notte senza luna che potevo vedere nel buio come fosse giorno, io che lo vidi... e me ne innamorai in modo assolutamente folle, insensato ed irrazionale.
Ricaccia indietro la bestia, ancora mi chiedo come potei riuscirci, e fui improvvisamente consapevole di avere troppo sangue addosso per poterlo spiegare ad un umano.
Scappai, non prima di essermi impressa nella mente ogni tratto del suo viso: era bello, ma non certo il più bello che avessi mai visto, aveva grandi occhi scuri, capelli dello stesso colore ed un viso che mi trasmise una sensazione di bontà.
Vagai a lungo prima di ritrovarlo e, quando finalmente lo conobbi, scoprii che era un umile bottegaio, da poco rimasto vedovo: la moglie era morta di parto e, con lei, il loro figlio.
Mi vergogno ad ammettere che quella notizia mi rese quasi felice... l'amore ed il desiderio mi resero un mostro di egoismo.
Iniziai a frequentare la sua bottega (vendeva parti meccaniche e non fu facile giustificare la mia presenza quasi quotidiana nel suo negozio e sempre dopo il tramonto) ma lui mi teneva a distanza con una gelida cortesia, ignorandomi come si ignora qualcuno per cui non si prova nulla e la cosa mi faceva impazzire, il suo rifiuto me lo rendeva, ogni notte, più caro.
Ci volle tempo, ci volle molta faccia tosta da parte mia ma non usai mai i doni del mio sangue perchè volevo che mi volesse senza costrizioni. A quei tempi, una dama che si fosse dichiarata, sarebbe apparsa particolarmente volgare e mi ci volle quasi un anno per rendermi conto che mi importava più di lui che della convenienza.
Quando mi dichiarai lui fu sorpreso, poi dubbioso e, infine, mi respinse, dicendomi che mai avrebbe potuto dare il suo cuore a qualcuna che non fosse la sua amata moglie.
L'umiliazione fu inimmaginabile: io, Lussien Von Caster, che per tutta l'esistenza non avevo mai dovuto far altro che schioccare le dita per avere chi volevo, ero stata respinta da un semplice mortale e, per di più, di umili origine (capite dei tempi di cui vi parlo, allora certe cose parevano importanti).
Me ne andai e passarono dieci anni prima che mi decidessi a tornare a Cannes.
Lui era invecchiato ma, ai miei occhi, era sempre l'uomo più bello del mondo... no, non lo avevo dimenticato, nonostante le numerose distrazioni che mi ero concessa negli anni.
Nel vedermi rimase sbalordito: io ero la stessa fanciulla di dieci anni prima, immutabile e sempre uguale a me stessa, almeno esteriormente.
Disse che non mi aveva mai dimenticata, che si era pentito della sua risposta, che voleva una possibilità di accettare un amore che non era certo avessi ancora nel cuore.
Quell'amore c'era ancora e con lui passai i vent'anni più belli della mia lunga vita. Non potei tenergli nascosta a lungo la mia vera natura: lui l'accettò ed io, per questo, lo amai ancora di più ma rifiutò sempre la mia offerta di renderlo come me. Lui non lo diceva ma io sapevo perchè: a me la sua vita mortale ma era ancora sua moglie ed il loro figlio che sperava di incontrare nell'aldilà.
Non mi fece mai mancare nemmeno un briciolo di amore o di attenzioni ma io sapevo e lui, credo, sapesse che conoscevo i recessi più profondi del mio cuore.
Gli umani, purtroppo, non durano in eterno e la vecchiaia arrivò anche per lui e, con essa, la malattia che, poco alla volta, lo strappò via da me. Ero con lui mentre moriva e lo amai tanto da andare contro il mio impulso più forte, renderlo immortale, pur di donargli l'eterna pace e la vita oltre la morte con la sua famiglia.

E' stato in quel momento che ho deciso che non mi sarei più concessa l'amore, men che meno l'amore per un mortale.

domenica 27 ottobre 2013

Maelstrom

Uno dei miei libri preferiti è "Dracula" (gli altri due, se ve lo state chiedendo, "Il piccolo principe" ed "Orgoglio e Pregiudizio".... grande donna Jane Austen, l'ho conosciuta, sapete? Ok, si, al solito divago).

Dicevo, si, che uno dei miei libri preferiti è "Dracula" anche se la categoria non fa una bella fine e nemmeno una bella figura ma, quel libro, è stato il primo a spiegare qualcosa di noi.

Certo, non siamo tutti uguali ma, sapete, abbiamo anche noi dei sentimenti che, vuoi per i secoli, vuoi per la vita difficile, vuoi per tutti i sentimenti e le menti che assaggiamo attraverso il sangue, sono un pochettino esasperati; per questo, il nostro malumore diventa, facilmente odio e l'odio si trasforma in cattiveria in un battito di ciglia.

Sono così anch'io. Non mi piace, sia chiaro, non è come vorrei essere ma ogni mia emozione è esasperata, le delusioni collezionate nei secoli (si, anch'io ho avuto delle delusioni, lo so, non vi sarà facile crederlo) mi hanno indurita parecchio, resa cinica, spietata, dura, spesso più portata a fare la stronza che ad ammettere che sto soffrendo perchè, quella della stronzaggine, è un'armatura sicura, che tiene lontane le persone, le persone che portano dolore, spesso. Il dolore, invece, è una debolezza, porta al compatimento o all'indifferenza e fra le due, davvero, non so quale mi fa più schifo.

Sono una donna assolutamente comune, da questo punto di vista: frequento le mortali, ho amiche fra esse, e vedo che per loro valgono i miei stessi principi (allora, forse forse, non sono i secoli ed l sangue il problema...): qualcuno o qualcosa le fa soffrire e loro fan le stronze. Da qualche parte ho letto che quel che non uccide stronzifica... grande, grandissima verità.

Fra i fattori più stronzificanti, inutile a dirsi, c'è l'amore. Non esiste sentimento più stronzificante di quello, se non corrisposto o deluso.
L'altra sera, ad esempio, io sono andata fuori di testa perchè, davanti ai miei occhi, quella indefinibile di Europa (già il nome dovrebbe far riflettere) ci provava spudoratamente davanti a me con un tizio che mi interessa (che, ovviamente, non sa di interessarmi perchè io sono all'antica, mi piace essere corteggiata e non corteggiare).
Ora, ho i miei annetti alle spalle, le mie esperienze, sono una donna fatta e finita ma sono andata via i testa, una rabbia incredibile che mi ha portata a lasciare la festa a metà sbattendo la porta.
Quel che mi fa proprio infastidire è la consapevolezza dell'assurdità e dell'irrazionalità di tutto questo eppure, per quanto buon senso, amor proprio, cervello, mi spieghino che è assurdo, ho un maelstrom dentro che non mi dà pace.

Quindi, mie care mortali che mi leggete, tranquillizzatevi perchè se capita anche a me con la mia età a quattro cifre, è assolutamente normale che capiti anche a voi.

Ora, scusate, ma quando sono nervosa mi rilassa solo far fuori qualche fetido cacciatore.

Alla prossima.

giovedì 24 ottobre 2013

Ricordi.


Sovente, mi chiedono se ricordi la mia ultima alba.
"Si", rispondo, ma non è la cosa che mi manca di più dell'eterna notte alla quale mi sono votata.
L'alba è un lucrore all'orizzionte ed un'esplosione di rosso che, poco a poco, diventa arancio, infine giallo, poi bianco.
Non mi ha mai affascinata particolarmente, ho sempre preferito le mille sfumature del tramonto: dal bianco al giallo, dal giallo all'arancio, dall'arancio al rosso e dal rosso a tutte le sfumature del blu e del viola, ma non è nemmeno il ricordo del tramonto che mi tormenta, no.
Quello di cui sento veramente la mancanza sono i colori: i verdi vibranti dei prati e dei boschi, nelle loro mille sfumature, l'azzurro del cielo, a volte cupo, a volte luminoso, turchese se guardato fra il rosso, il ruggine e il giallo di una foresta in autunno. Mi manca l'oro dei campi di grano, i mille colori dei fiori, le sfumature della pelle di chi incontravo, le tonalità cupe o sgargianti degli abiti.
I colori, ora, li ricordo e basta, non li vedo più davvero perchè, alla luce della luna o nella tremolante luce di una torcia essi sono spenti, un po' tutti uguali, sfocati ed indefiniti.
E mi mancano gli odori. L'odore del pane appena sfornato, dei fiori, del prato dopo la pioggia, il profumo delle persone, quello della frutta, dell'incenso, delle torte o della carne cotta. Mi manca anche la puzza. Mi manca l'odore della vita perchè ora, l'unico odore che distinguo chiaramente è quello del sangue, delle sue mille vibranti sfumature ma tutto il resto non lo annuso più, non sento più i particolari, non sento più nulla, quasi.
Mi mancano anche i suoni, sapete? Dal cinguettio degli uccellini al frinire delle mille cicale nelle calde giornate d'estate, dal vocio della piazza a mezzogiorno al finto silenzio di un bosco, all'ombra di alberi frondosi mentre scoiattoli e altri piccoli animali corrono qua e là nella loro operosa esistenza.
Gli animali non li sento quasi più. eccetto qualche gufo notturno che bubola nella notte. Gli animali hanno paura di me, mi evitano, e gli unici luoghi affollati di notte che posso frequentare non hanno lo stesso suono che avrebbero di giorno.
La notte è silenziosa, priva di colori e di odori.
A volte, lo ammetto, alla parte umana che mi è rimasta mancano anche i sapori, il calore, l'amore, quello fisico, quello che fa sudare ed ansimare e ridere, ridere senza una vera ragione ma che scalda il cuore... forse mi manca anche il mio cuore ma cerco di non pensarci troppo, in fondo ho scelto il mio destino, non mi è stato imposto e ho potuto assaporare il mio ultimo giorno di respiro appieno, nutrendomi e abbevandomi di ogni particolare, di ogni suono, di ogni odore, di ogni colore per portarli con me nella notte eterna, così monocromatica, silenziosa e profumata di sangue.

martedì 30 luglio 2013

...continua...

La fuga fu terribile, un incubo di paura, fango, urla, sangue e follia.
Le poche sopravvissute passarono nove giorni nella foresta senza cibo, senza sapere cosa ne era stato dei loro cari, potendo solo immaginare quel che sarebbe potuta essere la loro sorte... perdettero la speranza, chi subito, chi poco a poco, chi nel cuore ancor prima che nella mente e le ferite, gli animali selvatici o la debolezza decimarono il gruppo fino a che non rimasero in due: Lexine e la sua più cara amica, Grania.

Lexine e Grania erano cresciute insieme, figlie di amiche che si amavano come sorelle, sorelle di elezione a loro volta: la prima dalla chioma fulva e dal carattere solare, la seconda dalla chioma bionda e dal carattere più schivo, due opposti in tutto e per tutto ma unite come gemelle.

In quei giorni l'animo di Grania aveva vacillato più volte, lacrime amare seccavano la sua pelle, la paura la faceva fremere ad ogni rumore ed ogni avversità era un ulteriore colpo alla suo già fragilissimo equilibrio. Grania era ombrosa, più incline alla cupezza e al pianto che al sorriso ma aveva un animo gentile e generoso, una volta gratta via la superficie di freddezza e, dopo sua madre, era la persona che Lexine più amava al mondo ed il sentimento era ampiamente ricambiato.
Quello che c'era fra le due giovani da tempo aveva varcato la soglia dell'amore fraterno e dell'amicizia e quel che le legava era amore vero e puro anche se nessuna delle due, allora, se ne sarebbe mai resa conto eppure quelle notti di fuga, le videro vicine come non mai, nello spirito e nel corpo, un conforto trasformato in sospiri e sussulti, carezze innocenti spinte sino a diventare reciproco piacere.
Non c'era il tempo, però, per soffermarsi a pensare a quel che stava succedendo nella loro sfera più intima perchè gli echi dei soldati si espandevano per tutta la foresta spingendo le due amiche ad una fuga disperata che, dopo nove giorni, ebbe fine.

Giacevano nude ed abbracciate sotto una quercia, il cuore ancora in corsa ed il rossore dei volti reso d'argento dalla luce di una luna piena che sembrava enorme, perse l'una nello sguardo dell'altra a cercare in esso una speranza per il futuro quando tutto accadde.
Furono i rumori a metterle in allarme, suoni di lotta, di carni squarciate, urla soffocate e tonfi inquietanti che si avvicinavano rapidamente.
Non fu facile soffocare le grida che cercavano di squarciare le loro gole, nè lo fu tentare di raggiunge i rami più alti della quercia: Lexine andò per prima, più robusta ed atletica di Grania voleva tirarla su ma, raggiunto un ramo robusto e afferrata la mano dell'amica, se la sentì strappare via dalle mani mentre quel che la luna rivelava era peggio dei romani.
Quel che Lexine vide furono sangue e zanne e il volto disperato della sua amica che veniva trascinata via. Non ci fu il tempo di pensare, solo quello di agire, di correre dietro al mostro, di urlare ed imprecare prima che braccia di marmo la imprigionassero e poi furono buio e silenzio...

lunedì 1 luglio 2013

C'era una volta...

... una ragazza di nome Lexine nata e vissuta in un piccolo villaggio della Britannia vicino a quella che, un giorno, sarebbe diventata Londinium.
Correva l'anno 25 (d.C.) quando venne alla luce una bella bambina dalla folta chioma ramata e dagli occhi verdi come i prati della verde Britannia baciati da sole.
Era una figlia dell'antica festa Celtica di Beltane, nata dalla notte dei falò da una sacerdotessa della Dea e, come spesso accadeva nella notte di Beltain, non vi era certezza di chi potesse essere il padre, l'unica cosa certa era che si trattava di un druido perchè sua madre aveva giaciuto solo con loro e, se state pensando chela madre di Lexine fosse un po' zoccola, sappiate che era usanza antica festeggiare Beltane accoppiandosi selvaggiamente tutta la notte per onorare l'unione del Dio e della Dea (vi erudirò in un secondo momento sulla cultura pagana).
Lexine era sacra, poichè concepita nella notte di beltane, e consacrata, già dalla nascita, al servizio della dea; non pensiate, però, che fosse un imposizione crudele, anzi! Le sacerdotesse erano donne istruite, rispettate, venerate e messe a parte dei misteri della magia che, per quanto ora ci faccia ridere, ai tempi esisteva, permeava il mondo e c'era chi la sapeva usare; vivevano insieme in costruzioni belle e comode e non erano, ovviamente, obbligate alla castità, anzi, in quanto sacerdotesse della Dea celebrare la vita e i suoi cicli era loro preciso compito.
Lexine, va ammesso, era molto felice del suo destino ed era anche molto portata per gli studi, soprattutto quelli relativi agli impieghi delle erbe e alla ricerca di visioni nei bacili di acqua sacra. e per diciotto anni crebbe e prosperò sino ad essere consacrata sacerdotessa.

Vennero, però, i romani e correva l'anno 43 e, a chi un po' di storia l'ha studiata, sarà nota la violenza della loro invasione: i villaggi venivano distrutti, le donne stuprate e nemmeno alle sacerdotesse venne risparmiata questa sorte.

Passò un anno prima che anche la dimora di Lexine venisse presa di mira.
Allora, dovete capirlo, non c'erano la tv, internet o la radio e le notizie viaggiavano molto lentamente così, quando i romani arrivarono, druidi e sacerdotesse vennero colti alla sprovvista e prima che potessero reagire molti druidi vennero trucidati senza pietà e molte sacerdotesse stuprate o lasciate morire.
Lexine, però, non fu fra queste perchè lei lottò, richiamò la sua magia scagliandola contro gli invasori e, con alcune sorelle, riuscì a fuggire, perdendo però la madre, gettatasi, davanti ai suoi occhi, sulla spada di un soldato pur di non essere violata...



Volete sapere come continua?

giovedì 25 ottobre 2012

Gioco a fingere di essere quel che sono... Freud mi fa un baffo.

Che io non sia costante, ormai, penso ve ne siate resi conto un po' tutti, però, davvero, non è colpa mia.

Ultimamente ho iniziato ad unirmi a gruppi di giocatori di ruolo che si trovano, ogni tanto, da qualche parte e si fingono vampiri secondo le regole di un gioco chiamato "Vampire the masquerade".
E' divertentissimo.

Ci sono queste svariate linee di sangue (stirpi di vampiri) ognuna con dei poteri specifici (molto limitati rispetto alla realtà, a dire il vero) ed un giocatore ne sceglie una e si crea un personaggio da interpretare durante queste sessioni, vestendosi e truccandosi secondo i dettami dell'immaginario collettivo sul vampiri, quindi, facce bianche, occhiaie, mantelli, pezzi di carne putrescente... i Tradizionalisti sono sempre i più famosi (continuo a preferirli a quei cosi che brillano al sole -.-).Io mi diverto tantissimo a questo gioco perchè è una sfilata di maschere degna delle attenzioni di un bravo sociologo.
Io, vampira, mi fingo umana per poter giocare a fingere di essere una vampira. E' una figata, e passatemi il termine plebeo.

Quando si gioca sono sempre eccitata come una bimba e mi preparo con cura. Ho scelto di interpretare una Malkavian, una linea di sangue di vampiri pazzi con delle turbe psichiche che manipolano la mente altrui facendoli impazzire.
La mia malkava si chiama Eva ed Agatha perchè è una fanciulla schizofrenica con una doppia personalità. Il corpo, in realtà, è quello di Eva ed Agatha, la sua gemella, è morta la stessa notte in cui Eva è diventata vampira. Eva tanto apposto non era nemmeno prima e il trauma l'ha portata a credere di essere ogni tanto se stessa ed ogni tanto la gemella.
Lì dove Eva è paziente, elegante, colta e diplomatica, Agatha è una scapestrata, ex drogata, ex prostituta, afflitta da manie ossessivo compulsive, violenta e sboccata.
Per rendere anche visivamente la cosa mi sono fatta un costume bellissimo. Parrucca bionda, un caschetto curatissimo, per metà, spuntoni tagliati male e multicolor per l'altra. Trucco curato ed elegante s metà viso, tutto nero e sbavato per l'altra.
Per il vestito ho preso un tubino nero e metà l'ho straccita, tagliata e riempita di borchie e spille da balia e per le scarpe... sono orgogliosa di me. Tacco a spillo 10 per Eva, anfibi metal stile con dieci centimetri di zeppa per Agatha.

Non smetto di compiacermi per la mia genialità.


In ogni caso, ovviamente, non è solo per quello che non vi scrivo da un po', miei dolci umani, ma questa è un'altra storia e mi impegno di narrarvela il più presto possibile.

mercoledì 16 maggio 2012

Incubi fin troppo reali

Caspita, non mi ero resa conto fosse passato tanto tempo dall'ultima volta che avevo scritto.

Ma buonasera cari umani, buonasera cari spuntini bipedi e semoventi, come state?
Io? Insomma, ci sono stati un bel po' di casini.

Vi avevo accennato che il mio ex era tornato in città e mi aveva invitata a cena, no? Vi avevo anche aperto il mio cuore (metaforicamente parlando, s'intende) riguardo alle emozioni che ciò mi dava.
Ah, magari gli unici problemi che il suo arrivo ha portato fossero solo un'acuita sensibilità del mio animo.

Urge una piccola premessa: noi vampiri non andiamo tutti d'amore e d'accordo. Fra noi ci sono diverse fazioni, cinque in tutto e se con alcune si è raggiunto uno stato di più o meno pacifica convivenza e accettazione reciproca, ce ne sono due che hanno deciso che l'eternità è noiosa e la cosa più simpatica e divertente da fare sia ammazzare i propri simili, nella fattispecie la mia fazione e le altre due con cui siamo in rapporti civili.

La mia fazione di appartenenza, chiamiamolo clan per fare prima, è quella delle Rose Nere. Noi siamo i vampiri più civili ed educati che possiate trovare, seriamente. Conviviamo pacificamente con gli umani e non uccidiamo per nutrirci, scegliendo di farlo in modo piacevole per le nostre vittime a cui poi cancelliamo i ricordi a meno che non facciano parte del nostro entourage. Non sono l'unica eterna ad aver coltivato un gruppetto di umani che se la passano decisamente bene.

Le due fazioni con cui tratteniamo rapporti civili sono le Arpie e i Tradizionalisti. Il clan delle arpie condivide la nostra visione per quanto riguarda l'integrazione con voi umani, ma pensa che il sangue sia più buono se succhiato sino a portare alla morte del donatore. Sono però piuttosto selettivi con la scelta delle vittime, prediligendo la feccia della società, dai terroristi agli stupratori con una passione particolare per i pedofili, specie se preti.
Non li giudico, sono scelte di vita, ma di certo aiutano a tenere il mondo un po' più pulito.
I Tradizionalisti invece... bhè avete presente Dracula? Ecco. Individui cupi, solitari, che prediligono i grandi castelli diroccati o le ville isolate, con abitudini alimentari alquanto letali, un po' come le Arpie, ma meno selettivi. Hanno, però, l'immenso pregio di essere discreti. Se ne stanno nei loro castelli, escono raramente, non interagiscono con il mondo umano se non per mangiare ma non fanno nulla di troppo aberrante o pericoloso per la salvaguardia della nostra razza.

Il problema sono gli altri due: gli Sterminatori e gli Untori e, già dal nome, intuirete come non siano proprio esseri gradevoli.
I primi godono nell'uccidere indiscriminatamente: vampiri, umani, animali, mannari e si divertono a compiere stragi in giro per il mondo.
I secondi danno deciso che la loro missione sia creare il maggior numero di vampiri possibili, fino a vampirizzare tutto il genere umano. Capite da soli la follia perchè  senza umani noi non possiamo vivere. Dei pazzi scatenati insomma e anche loro vanno tenuti a bada. Questi due gruppi di pazzi si sono uniti e ci creano tanti tanti problemi.
Voi pensate solo a questo: sono una minaccia talmente enorme per il mondo che persino i Licantropi, nostri secolari nemici, si sono affiancati a noi per dargli la caccia.

Comunque, per farvela breve, torno a casa dalla seratina emotivamente destabilizzante con il mio ex e quella sgallettata della sua nuova fiamma e mi trovo i capi delle Arpie e dei Tradizionalisti che mi consumano il pavimento del salotto a furia di fare avanti e indietro.
Uh vero non ve l'ho detto... io sono a capo delle Rose Nere quindi quando ci sono problemi io, Judith ed Edzeval ci riuniamo ( si, tre donne a capo delle tre fazioni più civili, due uomini a capo di quelle più bestiali... non aggiungo altro che è meglio), raduniamo qualcuno dei nostri e andiamo a fare a stelle qualche culetto di vampiro pazzo.
Gli idioti quella sera erano entrati in una discoteca, uccidendo tre quarti della gente che era dentro e vampirizzando tutti quelli che avevano tentato di fuggire... una strage insomma.
La cosa non era ancora giunta alle orecchie degli umani e noi dovevamo, come sempre, intervenire per insabbiare il tutto e risolvere la situazione.
Sinceramente io ci sto male quando succedono queste cose. Penso... alle madri, si, alle madri di coloro che muoiono. Non sono mai stata madre, se non del mio cagnolino e la sola idea che possa accadergli qualcosa mi fa impazzire, non oso immaginare come possa stare una madre umana se un suo figlio le viene ammazzato.
In questo caso poi si parlava di una discoteca, ed era sabato sera... piansi pensando ai ragazzini che non avrebbero più visto l'alba.
Con i neovampiri potevamo tentare una sorta di salvataggio, una rieducazione se li avessimo strappati dalle mani dei folli, ma per chi era perito non potevamo fare più nulla. Persino noi siamo impotenti davanti alla vera morte.
Vi risparmio tutta la parte sui preparativi e su quella che fu la battaglia vera e propria: partimmo in cinquanta, tornammo in poco più che venti. Fu una carneficina ma di quei folli non se ne salvò solo uno... anzi, una. E' una scarsa consolazione, lo so, ma almeno i fratelli furono vendicati e i neo vampiri quasi tutti prelevati e portati al sicuro.
Alla discoteca demmo fuoco, non avevamo alternative, e tenemmo lontani i media umani fino al momento in cui le fiamme furono troppo alte per permettere che restassero residui incriminanti.
Una notte orribile, mi ci è voluto tutto questo tempo per trovare la forza di parlarne.
Vi ho accennato che solo una dei folli si salvò. La vidi solo di spalle, e aveva un cappuccio in testa, ma ricordo il folle divertimento, un lampo dei suoi occhi neri prima che sparisse.
Troverò quella troia e la ammazzerò, e non sarà l'ultima cosa che farò.

venerdì 2 marzo 2012

Notte

Lascio che questo mare scuro
mi conduca e mi trasporti
lontano da questo nulla immenso,
vicino a quel che non esiste.
Scivola la notte fra le mie dita
incapaci di trattenerla,
come calda coperta
che sui miei orrori si posa
celandoli al mondo,
celandoli al sole crudele
che con la sua luce accecante
svela quel che si vuole nascondere.

martedì 14 febbraio 2012

A volte bisogna metterci il cuore...

... metaforicamente. Non sto incitando nessuno a strapparsi il pulsante organo dal corpo per metterlo da qualche parte.

Stasera mi son svegliata così, sentimentale. Capita, raramente, ma capita.

Aspettavo che il sole tramontasse, sotto il mio bel piumone, abbracciata al mio cagnolino, e riflettevo su quanto il mondo vada male perchè non c'è amore.
Non parlo di amore carnale fra due persone, e nemmeno dell'amore che si prova per la famiglia o gli amici, no, meditavo sull'amore universale, il famoso "Ama il prossimo tuo come fosse te stesso" (cit. Gesù) senza nè se e nè ma, aggiungo io.
Ama chi è diverso, ama chi è difficile, ama chi non la pensa come te, ama il mondo, nella sua totalità. Se ognuno sapesse amare, semplicemente, la vita, intesa come esistenza di persone, animali, piante, realtà diverse e situazioni probabilmente il mondo non farebbe così schifo.

Io sono una persona che ama, anche se non ho più un cuore che batte. Quell'organo è sopravvalutato. Si ama con l'anima, con lo spirito, non solo con un organo. Io amo il sole, anche se per me è letale, amo la luna, che mi illumina con i suoi raggi, amo la gente, amo anche chi mi odia, io, semplicemente, AMO.
E se ci riesco io può riuscirci chiunque, no?

Non so perchè sto scrivendo questo pistolotto pseudofilosofico, forse perchè sono stata svegliata da una telefonata di Vincent.
Vincent è il mio sire, il famoso ex.
Mi ha detto "Ciao piccola, lo sai che ti amo? Fra una settimana sono da te, voglio presentarti la mia nuova compagna".

Ok, lì per lì il mio unico pensiero è stato un grosso "Ma vaffanculo stronzo", anche se le mie parole sono state "Oh si che bell'idea. Così anch'io potrò presentarti il mio nuovo amore", che, ovviamente, non esiste, ma sapete com'è, quando una si sente annegare cerca appigli ovunque.
Mi sono soffermata a pensare perchè quell'annuncio mi ha fatto così male. Ci siamo lasciati perchè era giusto così ed entrambi abbiamo avuto altri compagni, ma non l'ho mai presa così male.
Sarà che era San Valentino, sarà che è un periodo di confusione, ma mi sono sentita un po' persa quando me l'ha detto, e così ho inoziato a meditare sull'amore e da lì tutto il resto.

Sono uscita, mi sono buttata nel caos della città, perdendomi fra volti e corpi, cercando nello sguardo degli estranei una soluzione che non è arrivata: chi cavolo presento io a Vincent fra una settimana?

Certo, potrei dire la verità, o dire che ci siamo già lasciati, ma il punto è che non posso reggere a vederlo con un'altra da sola. Noi ci siamo sempre trovati altre persone in contemporanea, non sono mai stata single mentre lui era accoppiato, non è una cosa che riesco a gestire (386 anni buttati alle ortiche, lo so).

Tornata a casa ho fatto quello che qualsiasi donna assennata fa: ho aperto facebook, la versione moderna dell'agendina, cercando qualcuno che potesse fungere da fidanzato provvisorio.
L'ho trovato è, ma poi mi sono sentita squallida.

Mentire è inutile, fingere è triste e la realtà va accettata.

Sarò splendida.
Sarò brillante.
Sarò luminosa.
Ma, quando fra una settimana lui verrà, io sarò da sola e non nasconderò nessuna emozione.
Sono più di una maschera di ghiaccio messa su per l'occasione e non intendo dimenticarmelo.

sabato 11 febbraio 2012

Mi dicono che sia il caso mi presenti...

Ciao umani, siete ancora qui eh? Bene, bravi, questo dimostra che siete creature dotate di buon gusto.
Qualcuno mi ha fatto notare che non è carino non presentarsi ai propri lettori e così ho deciso di provare a parlarvi un po' di me.

Mettetevi comodi.

Mi chiamano Lussien. Il mio vero nome era qualcosa di lungo e pomposo, ma ad un certo punto della mia esistenza ho deciso che Lussien era un nome più pratico e consono. Ah, si pronuncia con l'accento sulla "e", mi raccomando che ci tengo.
Dicevamo, sono una vampira. Bellina pure, modestamente. Capelli neri lunghi lunghi e lisci, occhi viola e no, non ho gli occhi viola come Elisabeth Taylor, se mai era lei che aveva gli occhi viola come me perchè esisto da ben prima che lei nascesse.
Giocoforza sono piuttosto pallidina, ma nulla di cadaverico. Mi nutro regolarmente ogni giorno e questo mi permette di mantenere un incarnato liscio, morbido e lievemente rosato. Lo sapevate che se un vampiro non si nutre troppo stesso la sua pelle avvizzisce? No? Bene, ora lo sapete.
Attualmente dimoro in Italia, ma ho girato un po' tutto il mondo nella mia lunga esistenza. No, non vi dico quanti anni ho, l'età delle signore non si domanda. Ne dimostro tra i venti e trenta, vi basti sapere questo.
Sono diventata un vampiro per amore. Banale, lo so, ma tant'è.
Ero giovane e un po' fessacchiotta quando conobbi il mio sire (il sire per un vampiro è colui che l'ha generato) e lui bhè, lui era (è... tutt'ora vive e prospera) bellissimo.
Già che ci sono mi prendo un attimo per sfatare un mito: i vampiri non sono tutti bellissimi, fighissimi, affascinantissimi e superlativi vari. Cambiamo poco dopo l'abbraccio: dimagriamo un pochino, ci facciamo più pallidi e la nostra pelle diventa più luminosa, ma, davvero, è tutto qui.
Esistono i vampiri diversamente belli, ma mai mostruosi. Toglietevi dalla testa Nosferatu per capirci. Non sapete chi è Nosferatu? Via a guadare wikipedia, veloci.
Sto divagando. Mi capita spesso, perchè ho tante cose nella mia mente che parlare solo di una mi risulta difficile ma, si, parlavamo del mio sire. Era bello, dicevo, e ci sapeva fare, ed io ci sono cascata come un pero.
Ora, anche a voi sarà capitato di dire al vostro innamorato o alla vostra innamorata "Ti amerò per sempre", "Voglio passare tutta la vita con te". Son cose che si dicono, insomma. Ecco, lui mi ha presa alla lettera e ha fatto in modo che il mio "per sempre" corrispondesse all'eternità.
E' durata parecchio, in effetti, ma la vita da vampiro offre parecchie tentazioni e così, dopo qualche decennio, ci siamo lasciati di comune accordo, rimanendo però ottimi amici.
Attualmente, dicevo, sono in Italia e mi godo la singletudine. Ho deciso di abolire gli umani dal mio target per eventuali fidanzati, perchè voi avete il brutto difetto di invecchiare e morire e poi, credetemi, è davvero dura andare avanti.
Si, ci sono passata, ma ora non mi va di parlarne.
Sono una scrittrice e quelle di voi che amano i giornali di moda mi avranno letta una miriade di volte senza saperlo. Per sicurezza uso vari pseudonimi (ci tengo alla privacy) e cambio spesso aspetto per non farmi riconoscere. Come? Non penso ve lo dirò mai.
Amo dipingere, leggere, scrivere, fare bricolage, suonare il piano ed il violino, studio danza e canto. Insomma faccio di tutto per non annoiarmi.
E, ovviamente, esco spesso con le amiche che non sono tutte vampire. Da una quindicina di anni ho sempre quel gruppo e mi ci sto affezionando parecchio.
Evito di pensare troppo spesso al futuro, mi angoscia.
E ho un cane che non è proprio un vampiro ma anche lui si conserva bene nei decenni grazie a qualche gocciolina del mio sangue mischiata alla pappa. Forse un giorno ve lo spiegherò meglio.

Ora, umani, vi faccio un regalo, vi permetto di farmi delle domande, se avete delle curiosità (e so che le avete, su non siate timidi) o delle richieste specifiche, altrimenti continuerò a scrivere quel che mi pare.

A presto.

venerdì 10 febbraio 2012

Vampiri oggi

E' si, ormai siamo inflazionati.
Twilight ha rovinato tutta la nostra credibilità.
Proviamo a fare un po' di chiarezza, giusto per farvi capire, miei cari mortali, chi siamo davvero.

Punto primo: i vampiri non brillano al sole. I vampiri al sole bruciano tanto rapidamente che se voi ci vedeste pensereste che ci trasformiamo direttamente in cenere. Non ho mai provato, ovviamente, ma dicono che sia doloroso.

Punto secondo: i vampiri si nutrono solo soltanto e solamente di sangue umano. Volendo si, possiamo nutrirci di sangue animale, ma perchè uccidere dei poveri animaletti indifesi quando con un paio di sorsi da carotide umana noi siamo felici e voi non solo perfettamente in salute, ma anche in estasi come nemmeno con l'orgasmo multiplo più favoloso che abbiate mai provato? Perchè, miei cari dolci umani (anche se non tutti dolci allo stesso modo devo dire, ma di questo parleremo più avanti) noi non necessitiamo di uccidervi per sopravvivere, quelle sono altre leggende, nate a causa di quelli di noi che sono più bastardi ma, hei, i bastardi psicopatici ci sono anche fra di voi, quindi non è il caso di giudicare. Inoltre un nostro morso (che noi chiamiamo bacio oscuro, come probabilmente già sapete) provoca in voi (ma anche in noi... eh si) un piacere che nemmeno il sesso più fantastico mai provato può pensare minimamente di eguagliare.
Dopo solitamente cancelliamo i segni del morso ed i ricordi dalla vostra mente... sarebbe crudele lasciarvi consapevoli di un piacere così magnifico sapendo che, probabilmente, non lo proverete mai più...

Punto terzo: (collegato al punto uno) noi vampiri viviamo di notte. Di giorno dormiamo, no non nelle bare (poi, anche qui, gli originali ci sono sempre). Io personalmente ho un letto a due piazze comodissimo e finestre ben sbarrate, ovviamente.

Punto quarto: il sesso. Bhè, passi che il morso ci dona piaceri indescrivibili, ma un po' di sana ginnastica orizzontale piace anche a noi, solo che se proprio dobbiamo scegliere preferiamo mordervi. Comunque nel sesso siamo come gli umani, niente prestazioni spettacolari e, soprattutto per i nostri maschietti, è faticoso, visto che per farlo funzionare devono convogliare un bel po' di sangue lì e a noi, il sangue, ci tiene letteralmente in piedi e ci fa fare tutto. I nostri maschi, infatti, nel sesso con gli umani, preferiscono prima mordere la compagna o il compagno per evitare che sul più bello braccia e gambe non si muovano più per far funzionare l'attrezzatura...

Punto quinto: non viviamo isolati in strani manieri gotici o nelle fogne. Viviamo in mezzo a voi, con noi, ci conoscete, ci parlate, ci rimorchiate e vi rimorchiamo. Siamo vostri dipendenti o datori di lavoro. Siamo i vostri vicini... non ve lo scordate mai.